Affinché abbiano la vita

Noa Pothoven

 Alla vigilia dei suoi 91 è morto Elio Sgreccia il cardinale padre della bioetica cattolica italiana e uno dei maggiori bioeticisti a livello internazionale.

In facoltà di Bioetica mi è stato di grande aiuto il suo celebre manuale che fonda la metafisica dell’etica sul personalismo ontologicamente fondato al quale si è ispirato Paolo VI, il Concilio Vaticano II, Maritain, Mounier e una serie di altri autori.
L’uomo è uomo dal primo momento in cui si costituisce l’esistenza, e cioè dal concepimento: da quel momento in poi quello che verrà fuori sarà uomo e non avrà altro destino che l’uomo; da quel momento lì è uomo in tutto il suo valore. Quello che conta non è il fare, non è l’avere (inteso anche come avere le facoltà intellettive, fisiche, ecc.) ma l’esserci, perché tutto il resto presuppone l’esserci, sono sviluppi successivi.
Sono principi che tornano alla ribalta di fronte al caso di Noa Pothoven, la 17enne olandese che si è lasciata morire rifiutando cibo ed acqua dopo che una notizia non verificata aveva attribuito al  governo dei Paesi Bassi l’autorizzazione a praticare l’eutanasia su una minorenne.
Anche Papa Francesco all’indomani della morte della giovane olandese aveva dichiarato sul suo tweet:  “L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza”. Noa non sopportava più di vivere a causa della depressione seguita a tre violenze carnali subite da bambina.
Ci sono trattamenti specifici per il disturbo post traumatico da stress, che nella ragazza era diventato cronico. Esistono anche terapie farmacologiche per superare la sofferenza generata dal trauma. Lei era davvero molto giovane e a quell’età, dichiarare inguaribile un disturbo post traumatico e che l’unica soluzione sia quella di porre fine alla vita del soggetto è una cosa – medicalmente parlando -inconcepibile.
E’ interessante notare come in Italia la salute sia un bene collettivo mentre in Olanda venga messo al centro la libertà di autodeterminazione del cittadino. L’Olanda è uno dei pochi Paesi in cui il suicidio assistito è legale per tutti i cittadini dai 12 anni in poi, ma con una serie di condizioni rigide, fra cui il fatto che la sofferenza fisica o mentale del paziente deve essere insostenibile.
Questa scelta a garanzia della libertà individuale può avere dei prezzi enormi. È ovvio che una persona in uno stato depressivo osserverà il mondo da una prospettiva disperata e le sue scelte saranno condizionate dal disturbo e dalla sofferenza. Non si trova nella condizione di vedere la vita per quella che è. Nel nostro paese una malattia psichiatrica grave che non si vuole curare, può essere passibile di Trattamento Sanitario Obbligatorio. Lo Stato tutela la salute di tutti.
Sorprende altresì l’inedia dello Stato e soprattutto della famiglia che non hanno saputo difendere né prima, da rieiterati aggressioni di “porconi”, né dopo da velleità suicide, una giovane figlia.
Già nella Bisanzio cristiana, secondo le Istituzioni di Giustiniano, lo stupro veniva considerato una violenza pubblica e non privata e veniva punito con la morte.
Nel suo libro ‘Winning or Learning’ l’anno scorso la Noa raccontava della sua situazione e di numerosi tentativi di suicidio. Quando aveva 11 anni subì un’aggressione sessuale e all’età di 14 anni due uomini la stuprarono in un campo ad Arnhem, nell’est dell’Olanda, ma nel libro Noa spiega che aveva avuto troppa paura di dirlo ai genitori.
E’ un problema culturale e di considerazione sull’uomo di cui studiosi contemporanei come Sgreccia ci hanno ben illuminato.
Il cristianesimo nella sua visone antropologica unica mostra come l’incapacità di redimere il passato e trasfigurare la sofferenza di una giovane vita come Noa Pothoven – verso la quale ci chiniamo con compassione invocando la Misericordia – strida con quel significativo motto cardinalizio di Elio Sgreccia: «Ut vitam habeant» (affinché abbiano la vita) che ci ricorda il senso ma anche il frutto del sacrificio estremo del Crocifisso che non rimane circoscritto in uno spazio temporale perché apre per tutti la prospettiva dell’eternità.

 

Fra AMAB

 

 

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