La Chiesa cattolica è madre in Amazzonia

I Vescovi di tutto il mondo, su invito di Papa Francesco si preparano al Sinodo sull’Amazzonia che si svolgerà dal 6 al 26 ottobre 2019.
Le caratteristiche di questa enorme regione sudamericana fanno parte di un immaginario collettivo legato alla foresta vergine e ai grandi fiumi.

Ho avuto la grazia di essere stato missionario in Brasile per quattro anni, completarvi gli studi teologici ed essere ordinato diacono e presbitero da un vescovo brasiliano.
Nella Provvidenza di Dio questo mi ha permesso di aprirmi al Nuovo Mondo e capire – con cognizione di causa – il pensiero di Papa Francesco, pontefice dal sangue italiano, ma figlio culturale dell’America Latina.

Dopo i Sinodi celebrati per l’Africa, l’Europa, l’Asia, l’Oceania e la stessa America, sorprende un’assise esclusiva sull’Amazzonia.
In realtà parliamo di un subcontinente nel continente per la sua estensione e importanza ambientale ed etnica nonché a un laboratorio di convivenza etnica e a una regione del mondo di prima evangelizzazione.
L’Amazzonia, bagnata dall’Atlantico e dal Pacifico, possiede il 20% dell’acqua dolce del mondo concentrata nei bacini idrici dei suoi fiumi.
I popoli nativi di questa sconfinata regione la abitano da millenni; i loro villaggi e accampamenti situati nella foresta e lungo i margini di giganteschi fiumi aiutano la vita della foresta. Ogni popolo ha una sua struttura politica… Oltre alle popolazioni native è possibile trovare i cosiddetti  “ribeirinhos”, ossia le comunità che abitano vicino ai corsi d’acqua, nonché popolazioni dalle strutture politiche tipicamente occidentali specie nei grandi centri abitati amazzonici la cui capitale è Manaus.
La multietnicità, la multireligiosità e la multiculturalità è la caratteristica dell’Amazzonia.
Il comune denominatore da laboratorio antropologico è la pacifica coabitazione e integrazione di questi uomini malgrado le diversità.
Si racconta che le tribù indiane d’America non conoscessero la guerra cruenta ma si affrontassero per la conquista del territorio – legato alla sopravvivenza – attraverso dei giochi il cui vincitore avrebbe avuto poi l’imperio sulle altre tribù.
Nel documento ecclesiale di Santo Domingo, i vescovi dichiarano che “l’apertura all’azione di Dio per i frutti della terra, il carattere sacro della vita umana, la valorizzazione della famiglia, il senso di solidarietà e la corresponsabilità nel lavoro comune, l’importanza del culturale, il credo in una vita ultraterrena” (n. 245) è presente negli Indios.
Sotto gli immensi alberi millenari c’è un’esplosione di vita faunistica e floreale. In Amazzonia vivono diverse specie di felini, roditori, tartarughe e primati. Fino ad almeno milletrecento differenti specie di uccelli finora censite!
Sempre in Amazzonia esiste la più grande diversità̀ di pesci del mondo: circa tremila specie diverse.
L’Amazzonia si estende su sette milioni e mezzo di chilometri quadrati, di cui circa cinque milioni sono in territorio brasiliano.
All’interno della foresta esistono numerose specie commestibili di semi oleosi, di medicinali e coloranti. Trentamila delle centomila specie vegetali dell’America Latina, sono presenti nel bioma amazzonico.
La bellezza dell’Amazzonia non si limita però alla sua flora e fauna; in mezzo a questi giganteschi alberi esistono diverse civiltà.
In primo luogo gli autoctoni sono quasi quattrocento diverse espressioni di cultura, lingua, religione ed organizzazione politica. Sono veri e propri popoli con le caratteristiche e peculiarità che li contraddistinguono.
Centoquaranta di queste etnie vivono isolate dalle altre culture umane. Esiste tuttavia un dato preoccupante: “la società tende a screditarli, ignorando la ragione delle loro differenze. La loro situazione sociale è contrassegnata dall’esclusione e dalla povertà”(Documento di Aparecida, 89).
Oltre agli autoctoni o nativi indios propriamente detti esistono poi i cosiddetti  “ribeirinhos”, cioè gli abitanti delle zone fluviali. Uomini, donne e bambini dimenticati dalla società. Sono persone che vivono sulle rive dei fiumi amazzonici, non in grandi città, ma in piccole comunità fluviali e della foresta. Queste piccole comunità riuniscono famiglie di antichi coloni che partirono dalle varie regioni del Brasile per lavorare nel settore della gomma, del ferro e negli altri vari settori lavorativi della regione dove vi era carenza di manovalanza.
La grande maggioranza di queste famiglie è originaria del nord-est brasiliano. Portarono con sé le proprie abitudini e la propria religiosità. In una grande quantità di comunità “ribeirinhas” sorprende una grande devozione a san Francesco d’Assisi. Il Poverello è persino il patrono di una città nello stato del Ceará, nel nord-est del Brasile.
In questa miscela di popoli esistono anche gli abitanti delle zone rurali: le cosiddette “comunità della strada”. Fanno parte della periferia delle città ma non hanno accesso ai suoi servizi. In queste zone le persone vivono fondamentalmente di agricoltura, fanno lunghi viaggi per raggiungere i centri urbani dove si riforniscono di quel poco che è loro necessario per poi ritornare alla vita di sempre.
Sui fiumi ci vivono anche i pescatori, uomini che, di solito, passano giorni interi a pescare alla ricerca di pesci per sfamarsi e anche per rivenderli.
Oltre ai pescatori ci sono gli abitanti delle città fluttuanti, anch’essi intenti a pescare. La capacità dell’essere umano di sapersi reinventare è così grande che i popoli dell’Amazzonia hanno scoperto che possono persino vivere sull’acqua o in un raggruppamento di case, costruite su giganteschi tronchi di alberi, o in case singole lontane dalle altre comunità.
Le cosiddette “città galleggianti” ospitano numerose persone nei fiumi amazzonici. In questi ambienti ci sono scuole, mercati e chiese, per soddisfare le esigenze dei residenti.
E’ lecito porsi la domanda su come la Chiesa cattolica consideri e intervenga a favore di questi popoli amazzonici.
Sempre il documento di Santo Domingo dei vescovi sudamericani dichiara che «la Chiesa, quando incontrò questi popoli nativi, cercò sin dall’inizio di guidarli nella lotta per la propria sopravvivenza, insegnando loro la via di Cristo Salvatore, a partire dall’ingiusta situazione di popoli sopraffatti, invasi e trattati come schiavi» (n. 245).
La Chiesa è madre! Anche nel mondo amazzonico, la Chiesa Cattolica è Madre.
Alcune di queste popolazioni passano quasi un decennio senza la presenza di ministri di Dio: preti, religiosi, missionari o qualsiasi altro tipo di agente pastorale della Chiesa.
Ci si chiede allora come continuino a conservare la fede…
E’ uno dei misteri della fede in Gesù Cristo.
Benché molti protestanti cerchino di fare proselitismo, gli abitanti dei fiumi dicono: “Padre, non lascerò mai la fede cattolica!”.
E’ una frase così breve ma così piena di vita e di significato. Questa frase porta con sé tutto il lavoro e la devozione di migliaia di missionari che hanno già donato e continuano a donare le loro vite per il servizio all’evangelizzazione nelle terre amazzoniche.
L’Amazzonia, per le sue enormi foreste è considerata il polmone del mondo.
I popoli del “continente amazzonico” non possono essere abbandonati dalla Chiesa; per quanto vivano nella più florida regione del mondo hanno bisogno del resto del pianeta per continuare a esistere.
E’ bene quindi puntare gli occhi pastorali sull’Amazzonia finché si è in tempo.
Il prossimo Sinodo dei vescovi deve aiutare a cambiare il modo in cui la Chiesa vede e giudica il mondo sotto gli alberi giganteschi e al di sopra degli immensi fiumi.
Il Papa gesuita e sudamericano sta già segnando un nuovo e promettente rilancio in questo senso.

Fra AMAB

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