La dimensione eucaristica del funerale cristiano

 Sorella morte corporale ha nuovamente bussato alle porte della nostra Parrocchia chiamando lo scorso 5 maggio il sig. Antonino Storniolo, una persona verso la quale nutrivo tanto affetto e rispetto.

 
“La gente è già ferita dal lutto… non si può aggiungere sofferenza su sofferenza senza nemmeno il conforto della S. Messa! Bisogna avere sensibilità verso il dolore altrui”.
Sono le parole del nostro arcivescovo, Mons, Giovanni Accolla, rivoltemi per manifestare la sua vicinanza spirituale verso le famiglie di coloro che – a partire dai giorni della cosiddetta Fase 2 – chiedevano i funerali per i loro cari.
Il Papa non per niente ha voluto accordare l’indulgenza plenaria a quanti muoiono senza i conforti religiosi, sin dall’inizio del lockdown.
Il rito del funerale rientra nelle tappe della metabolizzazione del lutto.
E’ importante per i vivi, impossibilitati alla partecipazione alle ricorrenze di Ottava per il suffragio, almeno fino al prossimo 18 maggio.
il Santo Sacrificio è però utile soprattutto all’anima del defunto.
La Messa applica i meriti infiniti della passione di Cristo alle anime del purgatorio molto più di una semplice preghiera.
Una volta mi chiesero se i meriti di un’azione di carità dei vivi possono essere applicati a suffragio di un defunto al posto della Messa.
Risposi: “Certamente! La carità copre una moltitudine di peccati, ma mentre la buona azione è opera dell’uomo, la Messa è opera di Dio! Vale infinitamente dippiù”.
E’con la riforma liturgica del Vaticano II che è stata introdotta la S. Messa nel funerale proprio in coerenza con una celebrazione partecipata del popolo di Dio nel Memoriale della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo.
Che l’opzione di una semplice “celebrazione della Parola” sia motivata per le assemblee di praticanti irregolari ci sembra un argomento da “pastorale” elitaria.
La testimonianza del sacerdote che accoglie con fede e pietà la presenza reale di Cristo nella Messa che celebra non è forse di valore superiore, sia per il defunto che per i viventi legati al rito dei funerali? A maggior ragione trattandosi di persone i cui contatti con la comunità cristiana sono rari o distesi.
Inesauriente come giustificazione alla modalità della sola liturgia della Parola per i funerali il timore di contagio da Covid-19 una volta che si sono prese le dovute accortezze.
L’esempio eroico di tanti sacerdoti che muoiono nel mondo nell’adempimento del dovere mi fa vergognare ogni volta che mi allontano da loro.
Il modo con cui si celebra il rito delle esequie nei vari Paesi o Diocesi può differire da parrocchia a parrocchia, sia per motivi pastorali, sia per la modalità di partecipazione dei fedeli, eppure credo sia uno dei momenti cruciali nella vita di fede delle persone, proprio perché il mistero della morte di un caro defunto ci interroga, tanto da essere anche momento per l’abbandono o l’avvicinamento alla vita di fede.
Per questo il rito delle esequie è strutturato in maniera tale da accompagnare i tempi e luoghi dell’esperienza della morte dei fedeli, annunciando il Vangelo della risurrezione di Cristo.
Lo schema classico prevede la celebrazione in tre luoghi fisici e simbolici, intervallata da processioni, che ancora nei piccoli paesi si svolgono a piedi.
Il primo luogo è nella casa del defunto, luogo di vita e di affetto; il secondo luogo è in chiesa, dove ogni fedele è stato generato nella fede e dove si è nutrito dell’eucarestia; il terzo è il cimitero, luogo di riposo e di attesa della risurrezione. Per ogni luogo chiaramente sono pensate specifiche azioni rituali. Perlopiù siamo abituati a partecipare alla parte centrale, che in molte parrocchie è l’unico momento celebrativo che si svolge, ossia il rito in chiesa.
La scelta di celebrare il rito delle esequie nella celebrazione eucaristica è per sottolineare lo stretto legame con il Mistero pasquale che si celebra.
I riti esequiali sono infatti da vivere nell’ottica della Pasqua del Signore, la quale trasforma la morte da un addio a un esodo da questo mondo al Padre. È chiaro quindi che il rito delle esequie celebrato all’interno della Messa evidenzia come il Mistero pasquale di Cristo, di cui stiamo facendo memoriale, illumina il mistero di morte dell’uomo, aprendolo alla speranza della risurrezione.
Nel portare ogni domenica la comunione a Nino è consolante per tutti aver potuto celebrare per lui l’Eucarestia della Pasqua definitiva. Amen. Alleluia!
 
Fra AMAB

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